Testo della Mostra

 

Porrajmos:

rom e sinti

lo sterminio dimenticato

 

L’ebraica Shoah in lingua romanes Porrajmos, che similmente indica annientamento, distruzione, divoramento.

Cinquecentomila, forse un milione, furono i Rom e i Sinti  sterminati dai nazifascisti, a cui vanno  aggiunti quelli uccisi e  perseguitati nei territori occupati di tutta Europa. Sebbene nel nostro paese mancasse una esplicita legislazione razziale relativa, anche il fascismo fu responsabile di persecuzioni e deportazioni nei confronti di

Rom e Sinti.

 


 

ricerche a cura della prof.ssa IMELDE ROSA PELLEGRINI e del Porto dei Benandanti - spazio di socialità - © 2005 Portogruaro (VE)

   


   

L’origine degli zingari

 

L’origine degli zingari fu per molti secoli misteriosa; si proposero varie e fantasiose ipotesi finche’ nel settecento gli studiosi di linguistica comparata stabilirono la parentela degli idiomi zingari con alcuni dialetti indiani e la comune derivazione dal sanscrito. Pertanto la terra di origine degli zingari con tutta probabilità l’India nord-occidentale. Studi recenti riconducono l’esodo forzato dei Rom dall’India all’inizio dell’undicesimo secolo, a seguito di una violenta razzia del loro territorio, all’epoca alquanto evoluto, da parte di un feroce invasore, il terribile Mahmoud, deciso a catturare l’intera popolazione e a venderla come schiava. Non a caso alcune popolazioni indiane dell’India che parlano il sadri, una lingua che conserva molte analogie con la parlata Rom, quando bevono nelle cerimonie, ancora oggi versano a terra un po’ della bevanda, dicendo: “Per i nostri fratelli che il vento ha portato lontano da noi, al di là delle montagne”. Lo stesso gesto che molti Rom praticano ancora oggi, rivolgendosi ai loro morti. Gli zingari fanno il loro ingresso in Italia durante il 1400.

 


Zingari oggi

 

Vivono oggi in una fase di transizione, tra nomadismo e sedentarietà, obbligati a ciò da una rapida e radicale trasformazione dell'economia mondiale che non riserva più spazi significativi alle loro antiche e tradizionali forme di sostentamento, quali il commercio dei cavalli e la lavorazione dei metalli.

Nei loro confronti nel nostro tempo l'atteggiamento è duplice: ci sono coloro che perpetuano l'antico e radicato pregiudizio che li ha bollati per secoli come razza impura e da sradicare dal tessuto sociale, giungendo, come ultima istanza, all'Olocausto, e c'è chi fa ogni sforzo per aiutarli nel loro difficile cammino di integrazione.

L'inimicizia secolare e il reciproco sospetto tra Rom (= uomo libero) e Gagé (= non Rom) ha scavato nel corso dei secoli un solco profondissimo, difficilissimo da co1mare, nonostante che l'art. 6 della Costituzione Italiana sulla tutela delle minoranze ed una ampia legislazione regionale, nazionale ed europea lasci aperta e prospetti come possibile un certo riconoscimento all'interno di una legge-quadro nazionale che fissi diritti e doveri reciproci.

I Rom di recente immigrazione provengono in massima parte dall'ex Jugoslavia e molti di essi sono presenti anche nel Veneto Orientale, collocati o in terreni e costruzioni di loro proprietà, o in case fatiscenti, o in roulotte.

I nuclei familiari, un tempo molto uniti ed allargati, tendono ora a dividersi sotto lo stimolo di nuovi bisogni di sopravvivenza, allentando i contatti con i parenti, favorendo una dispersione che, se è funzionate all’inserimento nella società, indebolisce la compattezza del gruppo di appartenenza che nel passato li ha aiutati a superare una esistenza difficilissima.

Anche nel Portogruarese è in atto un travagliato processo di integrazione che ha luci ed ombre. Esso prevede la frequenza dei bambini Rom nella scuola pubblica, l'inserimento lavorativo degli adulti, l'attenzione nei loro confronti da parte delle infrastrutture igienico-sanitarie e un rapporto dì attenzione delle pubbliche amministrazioni ai bisogni primari, senza i quali elementi l'integrazione non è possibile.

Va anche rispettata la loro identità di popolo, la loro cultura, con il concorso e la disponibilità di tutti, non solo delle istituzioni, ma anche dei semplici cittadini.


Zingari, il rifiuto secolare

e lo sterminio finale

 

Cinque anni fa il Parlamento italiano ha riconosciuto il 27 gennaio come Giorno della memoria per ricordare lo sterminio degli Ebrei e quanti hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte per mano nazista nel corso della seconda guerra mondiale. La data, che ricorda l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, fissa nel tempo la presa di coscienza di un evento tra i piu’ sconvolgenti della storia umana: la programmazione sistematica della cancellazione di milioni di esseri umani, spesso solo colpevoli di esistere, appartenendo per nascita ad una razza  giudicata inferiore.Tra questi esseri, i nazisti hanno collocato anche gli Zingari, anche se  di pura razza ariana, riconducendo questo popolo all'interno di una categoria di«impuri, tali da costituire una minaccia per la presunta superiorità del sangue germanico. La persecuzione degli zingari risale ad epoche remote e se ne trova traccia anche nella legislazione della Repubblica veneta: Hitler ed il nazismo a questo storico rifiuto secolare aggiungono il corollario della sistematica e programmata eliminazione fisica. In questa mostra esemplifichiamo tale assunto, facendo parlare i documenti che siamo riusciti a ricavare dagli archivi locali e diamo conto, poi, di come la persecuzione nazista abbia operato al fine di cancellare questo popolo dalla faccia della terra, assimilandolo agli Ebrei e alle altre identità umane giudicate  indegne di vivere.


1.     Il rifiuto secolare

 

La persecuzione degli zingari operata nei campi di sterminio  e in altri luoghi dell'Europa occupata dal nazifascismo nel corso della seconda guerra mondiale, costituisce l'ultimo atto di un rifiuto  secolare che non  amo’ mai i nomadi, giudicandoli improduttivi e pericolosi, che si oppose sempre al loro insediamento nel territorio, che li bollò nel corso dei secoli con proclami repressivi e spietati. Anche la Repubblica veneta nel corso della sua lunga storia emana una serie di bandi,   alcuni ancora reperibili all'interno della grande mole delle sue leggi criminali.

Tali proclami impongono di «dar campana a martello» ogni qualvolta gli zingari tentano di sostare nel territorio, prevedono «la proibizione a Cingani di non praticare nella Città, né per la Patria», impongono agli stessi di lasciare il territorio in genere nel giro di tre giorni, senza piu’ farvi ritorno; talvolta si dà licenza a tutta la popolazione di catturarli, con il risultato che gli zingari possono essere impunemente uccisi da chiunque o mandati alla galera per anni ed anni. Nei proclami specificatamente riferiti a«Cingani», si fa obbligo alla popolazione, alle Opere pie, agli alberghi di non accoglierli, sotto pena di gravi sanzioni da parte dell'autorità e in particolare del Consiglio dei Dieci  che l'organo governativo cui spetta il controllo della pubblica sicurezza.

I primi bandi contro gli zingari si collocano nel corso del Cinquecento e proseguono durante l'intero periodo della dominazione veneta, interessando, quindi, anche la Patria del Friuli e Portogruaro che ne fanno parte.  Riportiamo qui appresso due proclami a stampa emanati dalla Repubblica veneta nel corso del Settecento, il primo nel 1711, a firma del luogotenente del Friuli Nadal Donado,  il secondo nel 1762 a firma del Luogotenente Nicolò Contarini III. Tali documenti, proprio con la loro ripetitività, danno il senso di come, ancora nel secolo dell'illuminismo, si guarda anche localmente agli zingari, consentendoci di toccare con mano l'intolleranza praticata  nei loro confronti, giudicati«gente infetta alla vita e sostanze de sudditi», quindi da cacciare «con il suono della campana a martello da podestà e da alcun altro huomo delli Communi [...] tanto da praticare  l'arresto in ogni dove venisse di ritrovarsi [...] traducendoli nelle carceri , dandosi li Communi stessi mano l'un l'altro, per vincere la resistenza…».  


Proclama contro Cingani

 

Fu pubblicato il suddetto alle scale del Palazzo di questa Città, luogo solito, premesso il suono di tromba, per Cesare Salvietti, pubblico trombetta, in concorso di molto popolo…

 

       Essendo l’Illustrissimo e Eccellentissimo Signor Nadal Donado per la Serenissima Repubblica di Venezia luogotenente generale della Patria del Friuli,  incaricato da Supreme Commissioni dell’Eccelso Consiglio di Dieci ad estendere l’uso delle maggiori diligenze per espurgare con l’arresto dei Cingani il paese da qualunque infettione che possa contaminar la quiete e le sostanze dei Sudditi, si conosce necessario egualmente che tutti cooperino a questa reta intentione obedendo esttamente i Communi gl’Ordini della Giustitia. A questo fine sono dirette le Sue massime, non derogando punto a precedenti Proclami, aggiunge anco il presente, che stampato, sarà trasmesso circolarmente per la Patria, per esser da Parochi pubblicato in giorno festivo almeno una volta al mese e rimaner affisso a luochi soliti […].

       Sarà obbligato ciascheduna persona sii di che grado, conditione si voglia, che vedesse transitar etiam notturnemente, e per vie occulte, o avesse notitia, ch’in alcun luogo si trovassero o fossero ritrovati Cingani o Cingane, portarne subito le notitie a Degani, Podestà, o ad’alcun altro huomo delli Communi, nel terren de quali fossero scoperti e s’intendessero ricettati, acci da questi con sollecitudine venghino fatta unione di gente e con il suono della Campana a martello siano inseguiti e presi, essendo rissoluta a pubblica volontà che non habbino a godere alcuna permanenza per pocco o per molto tempo in qual si sia luoco  ma che siano esseguiti i Sovrani Decreti, e particolarmente quello 27 Aprile 1696 alli quali mancando saranno severamente culminate le pene prescritte nelli medesimi tanto contro gl’Huomini de Communi, di alcun’altro, che trascurasse il proprio obligo, quanto contro quelli di qual conditione esser si voglian, che ardissero dar ricovero, o prestar qual si sia altra asistenza a favore a detti Cingani, cosi’ che in ogni forma succeda l’esilio di gente tanto infetta alla vita, e sostanza de sudditi, riservandosi l’Eccellenza sua di procedere criminalmente con l’Autorità dello stesso Eccelso consiglio di Dieci servatis servandis, come con replicate Ducali le resta commesso contro quelli che fossero stati trasgressori di tanti Pubblici salutari divieti in tal materia disponenti e principalmente contro de recettori e fautori predetti…

 

                                                         Nadal Donado Luogotenente.

Udine Adì 15 Aprile 1711


 

Proclama a stampa della Repubblica di Venezia

 

Noi Nicolò Contarini  III

Per la Serenissima Repubblica di Venezia

Luogotenente generale della Patria del Friuli.

 

Trista sorte de' Malviventi, avidi delle altrui sostanze, e di Turbatori pur troppo noti ellaè quella dei Cingari, i quali vagando erranti in figure diverse, e qua' e là comparendo anco armati, apportano co' loro passaggi, e colle loro remote apprensione non meno, che danno a Sudditi, con conseguenze alla dovuta Sicurezza, e quiete, perniciosissime.

Sebbene l'espulsione di simile vietata Gente dallo Stato, sia preferita dalle Pubbliche Leggi, e da Supreme Commissioni dell'Eccelso Consiglio di X emanate in più tempi, venga pure imposto a Communi di praticare l'arresto in ogni dove venisse di ritrovarsi, ad ogni modo ci arriva che in qualche parte della Provincia al governo Nostro raccomandata, si vadi liberamente insinuando  e possa rendersi infesta, e ferace di rapine , violenze, e ree  procedure.

Ad oggetto però di prevenire i pericoli, e di allontanare gl'effetti molesti, che  avvenir possano dal mal costume, e dalla intollerabile permanenza di si fatta gente Cingaresca, mentre incarichiamo li Ministri nostri di Campagna espressamente di star sulle traccie per coglierne, ed attraparne, troviamo anco opportuno col Zelo Nostro d'accorrere a tutela del Ben commune, e con il presente Proclama di prescrivere nella più risoluta maniera, e di comandare alli Communi tutti di superare ogni riserva, che in loro si dasse, e che anteponendo ad ogni altro riguardo quello della dovuta obbedienza alle Leggi, che vengono loro ravvivate nel proposito con il presente comando Nostro siano imancabilmente soleciti, e vigilanti nell'iscoprire li stessi Cingari, nel raccolgere forza a suono di Campana a Martello per inseguirli, e nell'arrestarli, sempreche comparissero, traducendoli nelle Carceri, dandosi li Comuni stessi mano l'un l'altro, per vincere la resistenza, e le notizie portandoci per quell'appoggio, ed assistenza, che piu’ occoresse.

E qui diremo a lume delli Comuni stessi per l'avenire, e de' Diretori delle Chiese, e de' luoghi Pij, d'essersi noi proposti di non rilasciare a simile, ed altra sospetta gente licenza alcuna, sotto l'ombra di cui, a pretesto di questue, potesse interpretarsi tolerata la sua stazione, avvertendo anzi li Comuni medesimi di levargli ogni simil requisito, che per avventura fosse stato carpito in alcun modo, e tempo, fermando anco quelli, che s'abusassero di ogno Pubblico Indulto, di cui fossero muniti, per esser a Noi rassegnato con la relazione, di cui restano incaricati.

E perché dalla facilità degl'Alloggi, e Ricoveri sospetti, e colpevoli sempre può esser anco l'odioso loro recapito facilitato, imponiamo alli stessi Capi de' Comuni l'obligo pure d'enunciare gl'Albergatori di simil gente, onde versare con risoluzioni, ed effetti della Giustizia nostra sopra li punibili arbitrj di questi, che ad esempio, e loro maggior castigo saranno anco a Supremi Tribunali partecipati.

Ciò tutto sarà pertanto dal dovere delli Communi eseguito, con responsabilità de Capi loro nella punizione meritata, nel caso di trascuranza, ed inobbedienza in alcuna parte di quanto gli viene loro prescritto, ed imposto.

Ed il presente sarà stampato, pubblicato, affisso, consegnato a Ministri, e spedito circolarmente per la consegna a Comuni, e per l'universale diffusione, e notizia per la pontuale sua esecuzione.

Udine 30. Ottobre 1762. Dalla Cancelleria Pret. Sup.

 

Nicolò Contarini 3zo Luogot.

Il Canc. Pret.


Anche autori locali vicini a noi registrano talvolta nelle loro opere l'eco di tali prese di posizione dell'Autorità nei confronti degli zingari, lasciandosi andare a qualche fuggevole accenno al fenomeno:

 

Da Giovanni Francesco Palladio degli Olivi,  Historie della  provincia del Friuli. Udine 1660:

 

«Solevansi in questi tempi molto pratticare alcune conventicole, e adunationiperniciose al Publico e al privato interesse; Autori di quelle erano particolarmente alcuni che si nominavano Stromeni, e Zamberlani, huomini seditiosissimi, seduttori de' Popoli, e promotori di molte risse; ai nostri giorni questa sorte di gente si chiamano Cingani».

 

Da  Antonio Zambaldi, Monumenti storici, 1840:

 

Fra gli antichi costumi più singolari e notabili del Friuli sotto il dominio dei Veneti secondi a rammentarsi quello degli Zingani, i quali vagabondavano sotto pretesto di apportare buona ventura, e la di cui origine si fa rimontare verso l'anno 1427; circa il qual tempo una dozzina di penitenti, che dicevansi cristiani del basso Egitto, scacciati dai Saracini, si portarono a Roma, dove si confessarono al Papa, e ricevettero per penitenza d'errar per   sette anni nel mondo, senza riposarsi in alcun letto. Queste dodici persone, fra le quali eravi un Conte, un Duca e dieci cavalieri, aveano 120 uomini e donne che formavano il loro seguito.

Ora poiché a simili ciurme si univano sovente nel Friuli alcune compagnie di malandrini che infestavano questi luoghi, particolarmente rifugiandosi ne' boschi, cosìnell'anno 1481 fu spedita un'ambasciata dal parlamento del Friuli al Governo veneto per ottenere la proibizione di tali conventicole e adunanze perniciose al pubblico bene, come leggisi nelle Storie del giovane Palladio».

 

 

Costituzioni goriziane, Udine 1605. Dagli Annali del Friuli compilati dal Conte Francesco di Manzano. Dall'anno 1421  all'anno 1799. Udine 1879:

 

 

 

Gli editti del principe minacciavano la corda agli zingari, ai vagabondi, ai banditi, ed in ispecie ai bestemmiatori pervicaci. I tratti di fune] eziandio usavansi come efficace e spedito mezzo di tortura per estorquere dai negativi la confessione del reato [e] usavansi quando si trattava di qualche condannato impotente a pagare l'ammenda pecuniaria. […] Gli editti arciducali pubblicati nella Contea di Gorizia durante i secoli XVI e XVII sono una congerie di provvedimenti[e]leggi contro gli astrologhi, contro le streghe, contro gli emigrati, contro gli ebrei.

 

Respinti da ogni luogo, costretti a spostarsi continuamente per sopravvivere e per sfuggire alla legge che li rifiuta, agli zingari non resta che abbandonarsi alla pratica del piccolo furto,          dell'accattonaggio, degli espedienti illeciti.

Sorte diversa nei secoli trascorsi  non è riservata loro negli altri Stati e regioni: in molti paesi d'Europa la stessa consuetudine con gli zingari è considerata un reato; in altri lo stesso clero dichiara peccato peggiore del furto l'elemosina fatta agli zingari; la stessa Inquisizione li ignora; fioriscono dovunque nei loro confronti le   false accuse di furto di bambini, di magia, di antropofagia,di diffusione volontaria del colera.

Ciò procura paura, incertezza, risentimento nel popolo zingaro nei confronti dei gagè (i non zingari), ma rafforza, anche, il sentimento della loro unità di popolo, il senso della comunità con i propri simili, da cui essere riconosciuti come componente costituisce uno dei riferimenti principali  e rassicuranti per il gruppo.


2. Lo sterminio nazista degli zingari

 

La persecuzione nazista porta alle estreme conseguenze, dunque, una antica pratica di inimicizia nei confronti degli zingari, programmandola con estrema efferatezza che non arretra neppure di fronte agli atti più crudeli.

La persecuzione di Hitler costa a questo popolo centinaia di migliaia di vittime che oscillano da 500.000 a un milione presumibile, mancando all'epoca un'anagrafe  laica o religiosa che li registri; non tutti gli zingari, poi, sono uccisi nei campi di sterminio; molti di essi sono massacrati in posti diversi, in esecuzioni di massa o in piccoli gruppi:  povere creature collocate dalla violenza del nazismo sullo stesso piano degli Ebrei, dei  soggetti portatori di handicap, dei malati di mente, degli omosessuali, degli asociali e delle altre categorie  giudicate dalla dittatura non degne di vivere, corpo estraneo alla purezza della razza eletta.

La violenza nei confronti degli zingari si dispiega già prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, immediatamente dopo l'andata al potere del partito nazionalsocialista e affianca la    persecuzione degli oppositori politici, comunisti, socialdemocratici, cattolici.

Nel 1933, durante i primi mesi della dominazione nazista in Germania, un gruppo di studio delle SS propone che gli zingari presenti nello Stato vengano uccisi, imbarcandoli su navi da affondare nell'Oceano.

Poiché gli zingari sono ariani, il tentativo di annientarli come popolo inizialmente contempla solo la ghettizzazione e la sterilizzazione. Quando  la schiera degli scienziati (in primis Robert Ritter), asserviti al regime, si incarica di scoprire nel loro sangue la presenza inquietante di un fattore ereditario pericoloso, l'impulso al nomadismo, nonché la corruzione della purezza del loro sangue ariano attraverso le millenarie contaminazioni assunte nel corso delle peregrinazioni di terra in terra, la loro sorte imbocca il tunnel tragico del porrajmos vale a dire del«divoramento».


Questo registra tappe tragiche, di cui diamo qualche notizia:

 

·          nel 1936 avviene la la prima deportazione di zingari  nel campo di lavoro di Dachau;

 

·          nel 1938  Himmler emana la prima legge contro gli  zingari in quanto tali, anch'essi ricondotti nell'ambito della questione razziale;

 

 

·          nel 1941 lo stesso dispone l'uccisione di tutti gli indesiderabili dal punto di vista razziale e politico, raggruppati in quattro categorie principali: comunisti, asiatici inferiori, ebrei e zingari.

 

·          Il 16 dicembre 1942 Himmler firma il decreto che  prevede l'internamento degli zingari nel campo di Auschwitz- Birkenau che solo nel giro di qualche mese ne uccide 23.000. Molti di questi, specie i gemelli, sono usati qui come cavie dal medico nazista Mengele per i suoi esperimenti.

 

 

·          Il 2 agosto 1944 Himmler impartisce l'ordine di passare per le camere a gas gli zingari residui.

 

·          Anche il regime fascista  recepisce con il manifesto degli scienziati razzisti il concetto di razza come elemento discriminante tra gli uomini. Per difendere il prestigio della razza italiana dopo la proclamazione dell'Impero era divenuto preoccupazione del regime  anche lo spettro del meticciato, per difendersi dal   quale il regime aveva già emanato decreti  ed ingiunzioni.

 

 

·          Nel 1940 il fascismo, ispirandosi a quanto sta avvenendo nella Germania di Hitler a cui si è alleato,  mette in guardia dal «pericolo dell'incrocio con gli zingari, dei quali sono note le tendenze al vagabondaggio e al ladronaggio». Cosi’ nei campi di concentramento e di internamento, disseminati numerosi in più località  dell'Italia, accanto agli ebrei  e alle altre vittime della politica fascista, sono talvolta  presenti anche zingari. Dopo l'8 settembre, anche molti di questi zingari sono catturati dalle SS e trasportati nei lager.


 

Su Dachau, uno dei campi di sterminio in cui sono portati a morire gli zingari si esercita talvolta la riflessione poetica, come quella di Elena Alessandri:

 

 

 

 

Amici, adesso non parliamo.

Lasciamo che il nostro silenzio vivo

si unisca al silenzio dei morti.

Lo scroscio della pioggia

sia il solo suono

che anima questi luoghi.

Nei nostri cuori si levi il grido

di dolore di questi morti.

L'urlo di ingiustizia dell'umanità.

Misto ad una sinfonia ebraica,

il canto di libertà di ogni terra,

lasciamo che si levi,

in un solo singhiozzo

il gemito lontano

di un violino sinto.


 

Da Carla Osella, L’Olocausto dimenticato

 

In Germania la persecuzione contro gli zingari tedeschi inizia nel 1899; la polizia bavarese apre un ufficio di controllo contro il pericolo rappresentato dai Rom in nome della “protezione del sangue tedesco e dell’onore tedesco”. Pertanto vengono considerati asociali ed è loro vietato il matrimonio e ogni rapporto  sessuale con persone di sangue germanico.

In seguito, nel 1929 questo ufficio diventa nazionale con sede a Monaco e chiamato ufficio centrale per la lotta alla piaga gitana; tutti coloro che venivano trovati senza lavoro venivano arrestati e condannati a due anni di detenzione.

Nel 1933, con l’ascesa di Adolf Hitler, gli zingari vengono espulsi o deportati come asociali. Intanto iniziano gli studi sui caratteri razziali, e in alcune tesi di laurea si affermava che esistevano differenze scientifiche tra una razza e l’altra basate sull’analisi del sangue; di conseguenza gli zingari in Germania, pur appartenendo alla razza indo-ariana, non sono da ritenersi pericolosi per gli incroci con altre razze avvenute nel tempo, ma diventano pericolosi per la  purezza del popolo tedesco.

Nel 1937 iniziano gli arresti di massa e la deportazione a Bukenwald; l’anno dopo Hitler interviene per avere a Berlino l’ufficio centrale per gli affari zingari.

Nel 1941 viene deciso lo sterminio finale. Non si sa con sicurezza quanti siano stati massacrati nei vari lager; forse 500.000, ma alcuni studiosi, come Vania Kokanoski, asseriscono che furono due o tre milioni. Sta di fatto che nessuno è a conoscenza di quante donne, uomini e bambini vennero trucidati, anche perché da alcune testimonianze si sa che spesso, dopo essere stati arrestati e avviati ai lager, molti di loro tentavano di fuggire e venivano uccisi nelle foreste, in mezzo ai boschi senza mai raggiungere il luogo di destinazione.


 

Da Giovanna Boursier, Lo sterminio degli zingari

 

Le prime deportazioni di zingari, un centinaio, sono documentate a Dachau, nel 1936; nello stesso anno, in occasione dei giochi olimpici di Berlino, la polizia ripulisce” la città internando tutti gli zingari a Marzahn, successivamente dichiarato campo di concentramento. Subito dopo l’occupazione dell’Austria viene allestito il lager di Lakenbach, un campo di lavoro per zingari nella regione di Burgenland. Vi furono internate oltre 2000 persone, poi trasferite a Lodz e Chelmno, nessuno sopravvisse.

L’8 dicembre 1938 viene emanato il primo decreto che riguarda esplicitamente ed esclusivamente la “razza zingara” - si intitola appunto “Lotta alla piaga zingara” - nel quale, tra l’altro, viene   regolata la concessione di documenti ai   cittadini zingari in base a perizie razziali e si impone loro una scelta obbligata tra la sterilizzazione e l’internamento.

Esistono documenti terrificanti che raccontano la persecuzione degli zingari in Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Austria, Francia, Belgio, Olanda, Yugoslavia, Italia. Esistono documenti altrettanto terrificanti sulla loro presenza ad Auschwitz, Dachau, Ravensbruck, Treblinka, Buchewald, Bergen Belsen, Chelmno, Maidanek, Gusen, Theresienstadt, Belzec, Soribor.

In tutti i lager c’erano prigionieri zingari che venivano utilizzati soprattutto come cavie per  esperimenti pseudo-medici o scientifici, dai quali raramente uscivano vivi. Mengele installo’ il suo laboratorio proprio accanto al settore zingaro del lager di Auschwitz e compi’ atroci esperimenti sul nanismo, sulla bicromia oculare e sulle malattie che si diffondevano nel lager, in particolare il noma, una specie di tumore della pelle causato dalla denutrizione e particolarmente diffuso tra i  bambini zingari del lager.

Quando ci fu la gassazione finale degli zingari, i corpi di dodici coppie di gemelli furono sottratte al forno crematorio per essere sottoposti a sperimentazione.

La “soluzione finale della questione zingara” fu decretata il 16  dicembre 1942, quando Himmler firmo’ l’ordine di internare o trasferire ad Auschwitz tutti gli zingari. Una sezione del lager, denominata campo BIIe di Birkenau, venne loro destinata. Il primo trasporto di zingari vi giunse il 26 febbraio 1943. A questo ne seguirono molti altri: il 25 marzo successivo risultano registrati 10776 arrivi.

Sul campo di sterminio di Auschwitz esiste un’ampia documentazione che testimonia anche l’esistenza del settore riservato agli zingari, lo Zigeunerlager, dove gli zingari vivevano in condizioni particolari, diverse da quelle riservate agli altri prigionieri, anche a quelli ebrei.

Nella primavera del 1943 il numero degli zingari a Birkenau era di 16000: le  baracche erano sovraffollate ed in un blocco da trecento persone si viveva in 1000.

La mortalità nello Zigeunerlager era altissima. La storia dello Zigeunerlager termina nel 1944, quando Himmler ordina di sterminare tutti coloro che erano sopravvissuti fino a quel momento: nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto ne vennero gasati circa 4000.

Secondo la documentazione rinvenuta, nel gennaio del 1945 gli zingari rimasti ad Auschwitz erano pochissimi: all’appello del 17 gennaio, dieci giorni prima della liberazione del lager, risposero solo 4 uomini.


 

Da Jerzy Fic, Condannati allo sterminio

 

Lodz fu il primo centro organizzato per la distruzione in massa degli zingari. Non vi sono molte informazioni sulla storia degli zingari imprigionati nel“campo per zingari nel ghetto di Lodz. Non vi veniva ammesso nessuno, tranne qualche ebreo che era dottore, infermiere o scavatore di fosse; comunque, anche questi venivano prima o poi eliminati; inoltre, le aree destinate agli zingari erano rigorosamente separate dal resto del ghetto.

Quest’area speciale del ghetto di Lodz venne predisposta per il primo trasporto di zingari nell’autunno del 1941. Venne separata dalle adiacenti aree del ghetto ebreo da una doppia rete di filo metallico e da un fossato riempito d’acqua. Tutte le  finestre lungo il confine, sia dalla parte ebrea, sia dalla parte zingara, vennero murate.

I documenti nazisti dimostrano quanto attentamente, e addirittura pedantemente, venne pianificato questo programma di genocidio. I trasporti provenivano da 5 campi di transito nel territorio occupato dell’Austria, sul quale le famiglie zingare erano state precedentemente deportate. Le successive deportazioni vennero decise personalmente da Adolf Eichmann.

Il campo zingari di Lodz duro’ appena due mesi. Già in gennaio era iniziato lo sterminio finale degli zingari del ghetto di Lodz. Sia i malati gravi, sia i sani venivano caricati sui camion che li portavano verso la morte, a Chelm-on-the.Ner, al campo di morte, nel quale venivano immediatamente uccisi. Nessuno tra i prigionieri del Zigeunerlager di Lodz venne salvato.

Di conseguenza. Oggi nella comunità zingara non esiste un singolo testimone che possa raccontare quei tragici eventi.


3. Bibliografia in italiano sul Porrajmos

 

AA. VV., Alla periferia del mondo. Il popolo dei Rom e dei Sinti escluso dalla storia, Milano, Fondazione Roberto Franceschi, 2003

Bernadac C., Sterminateli! Adolf Hitler contro i nomadi d’Europa, Roma, Casa del libro, 1989

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Boursier G., Gli zingari nell’Italia fascista, in “Italia Romani”, a cura di L. Piasere, Roma, vol. 1, 1996

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Muller-Hill B., Scienza di morte. L’eliminazione degli ebrei, degli zingari e dei malati di mente, Pisa, ETS, 1989

Novitch M., Il genocidio degli zingari sotto il regime nazista, in “Quaderni del Centro studi sulla deportazione”, Roma, n. 2, 1965

Rosengerg O., La lente focale. Gli zingari nell’Olocausto, (a cura di U. Enzensberger), Venezia, Marsilio, 2000

Jay Lifton R., I medici nazisti, Milano,  Rizzoli, 1988

 


Comune di Portogruaro

Biblioteca Comunale “N. Bettoni”

 

Porrajmos:

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